LA GIOIA DELL`AMORE CONIUGALE E FAMILIARE

By 19 giugno 2016 notizie

L’incipit dell’Esort. Ap. “Amoris laetitia” richiama esplicitamente l’Esort. Ap. “Evangelii gaudium”. Dalla gioia del vangelo che “riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” (Eg n.1) si va alla gioia dell’amore che “si vive nelle famiglie e che è anche il giubilo della Chiesa” (AL n.1). Nell’Anno giubilare, AL si pone come una concreta modalità per vivere la Misericordia, facendone il cuore pulsante della famiglia e della Chiesa (cfr. nn.5-59ss.). La famiglia può trovare nella misericordia la chiave per affrontare ed elaborare positivamente le sfide di oggi. Più concretamente: la misericordia spinge la Chiesa ad accompagnare, discernere e integrare le fragilità. La rivoluzione della tenerezza è sempre al centro del magistero di papa Bergoglio, convinto come è che “l’annuncio cristiano circa la famiglia è davvero una buona notizia”. (AL n.1). Al centro vi è la riflessione sull’amore umano che nella famiglia trova la sua forma più alta e nel sacramento la grazia che lo consacra come espressione particolare dell’Amore stesso di Dio. Due grandi capitoli centrali (4° e 5°) parlano di questo Amore, proposto dalla Parola di Dio (cap.1°) e, soprattutto da Gesù (cap.3°), come vera e propria vocazione. Un progetto che viene da Dio e che Gesù ripropone in modo ancora più bello, a seguito del peccato dell’uomo. Il cap. 4° si intitola appunto “L’amore nel matrimonio”. Si parte dall’affermazione che “la grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto a perfezionare l’amore dei coniugi” (n.89). Le caratteristiche dell’amore cristiano, e quindi dell’amore coniugale sono le quindici note offerte dall’Inno alla carità di San Paolo (1 Cor 13, 4-7). Dopo aver detto che anche le cose più belle senza l’amore non contano, l’apostolo, descrive l’amore nelle seguenti manifestazioni concrete e quotidiane: paziente, benevolo, non invidioso, non si vanta, non si inorgoglisce, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, si rallegra della verità, tutto scusa, crede, spera, sopporta. Il papa ne fa una puntuale applicazione all’amore coniugale e familiare. È evidente che l’Amore di cui si parla è anzitutto dono di Dio, è lo Spirito Santo che richiede però daparte nostra la massima accoglienza per una crescita continua e quotidiana, ispirata e sostenuta dalla gioia. Un Amore appassionato che include le emozioni, la dimensione erotica (dono di Dio anche essa: cfr. n.150), quella della philia e dell’agape. Tale Amore è continuamente insidiato dall’egoismo, dalla violenza, dalla manipolazione e quindi va protetto e alimentato ogni giorno (n.164). Cosi l’Amore diventa fecondo, come l’Amore di Dio (cap. 5°). Aperto alla vita diventa amore paterno e materno, anche attraverso l’adorazione. Nascono quindi nuove relazioni: l’amore filiale e fraterno, l’amore parentale. In questo senso la famiglia diventa la prima scuola/palestra della relazioni improntate a quell’Amore che qualifica la vita umana e cristiana, ed è il fondamento della relazioni sociali ed ecclesiali. In conclusione siamo chiamati anzitutto a meditare attentamente questa Esortazione frutto di due Sinodi che hanno avuto l’apporto di un’ampia consultazione, e che ripropone in sintesi la teologia del matrimonio dinanzi alle sfide attuali. Un documento che ha “un apertura ispirata alle Sacre Scritture” e che vuole “tenere i piedi per terra” (n. 6). Credo sia importante tenere presente il punto centrale dell’Esortazione che insiste principalmente sull’amore coniugale e familiare con le caratteristiche di cui abbiamo parlato. È essenzialmente una proposta positiva, umana ed evangelica, che vuole tener conto dei limiti, delle debolezze e delle fragilità, ma anche delle risorse di ogni persona. A noi il compito di discernere e accompagnare con una positiva e condivisa azione pastorale.

+Domenico Cancian fam