Lettera del Rettore

By 18 ottobre 2016 notizie

Cari Abbonati, Lettori e Amici di Canoscio, è ancora viva la gioia della festa dell’ASSUNTA vissuta qui al Santuario il 15 agosto ed è ancora viva l’esperienza dura e devastante del terremoto che ha colpito alcuni paesi del nostro centro Italia. E’ proprio su queste esperienze che vorrei fermarmi a riflettere con voi per trovare insegnamenti di vita che non ci facciano perdere la fiducia e la speranza che spesso sono messe a dura prova.

LA FESTA

Il nostro Santuario ha visto la presenza di migliaia di persone che sono salite su questo colle per celebrare la festa dell’Assunta. Più volte in questi giorni mi sono domandato: nel mezzo dell’estate, in periodo di ferie e di vacanze perché tante persone sono venute a Canoscio, che cosa le ha spinte in questo luogo, senz’altro bello, ma che non ha attrattive turistiche particolari? Tanti saranno venuti per una scampagnata, per passare fuori casa il giorno di ferragosto; tanti sono venuti per rispettare una tradizione familiare che affonda le sue radici tanti anni addietro e risale ai nonni, bisnonni…; altri sono venuti per visitare il Santuario, per onorare e pregare la Madonna… ma accogliere pellegrini alle 6 del mattino che hanno camminato tutta la notte facendo un vero pellegrinaggio da Castiglion Fiorentino, accogliere pellegrini che da Badia Petroia sono partiti per partecipare alla Messa delle 7, accogliere tutto il giorno persone che hanno affollato il Santuario a tutte le Messe, accogliere centinaia di persone che si sono presentate al confessionale (6 confessori tutto il giorno!) è qualcosa che deve farci riflettere. La vita cristiana è davvero scomparsa coma spesso diciamo sfiduciati? La religiosità popolare fatta di segni, espressioni particolari ha qualcosa da insegnarci? I Santuari non sono anche oggi dei “fari” che richiamano, dei “porti” che accolgono le persone per momenti di pace, di riflessione, di incontro personale con Dio? Credo proprio di sì! In questo nostro tempo segnato da distrazione, da confusione, da sbandamento e smarrimento sia da un punto di vista umano che di vita cristiana, l’esperienza del 15 Agosto mi fa pensare che in fondo a tanti cuori c’è un desiderio di interiorità, di ritrovare anche la dimensione religiosa della vita, magari con forme e modi differenti dagli abituali. Diamo attenzione e spazio a questi desideri che affiorano, non li mettiamo a tacere! Il Santuario può rispondere a questi desideri offrendo spazi di silenzio e di preghiera, accoglienza semplice e cordiale, possibilità di incontrare sempre un sacerdote. La Madonna ci aiuti ad essere strumenti che facilitano l’ascolto e l’incontro di tante persone con il Signore.

IL TERREMOTO

Pochi giorni dopo la festa l’esperienza devastante del terremoto: quasi 300 morti, tanti feriti, tantissime persone che hanno perso tutto, paesi interi distrutti, comunità cristiane senza le loro Chiese… Un’esperienza, si è sentito forte anche al Santuario, che ti fa sentire piccolo e impotente di fronte alle forze della natura. Perché tanta distruzione, tanto dolore, tante vite spazzate via in pochi secondi? Domande legittime che hanno portato tante persone a domandarsi perché Dio permette queste cose, se Dio è buono perché tanta distruzione, dov’era Dio in quella notte? Non credo ci sia bisognoriscoprire e vivere due atteggiamenti fondamentali nella vita:

LA RESPONSABILITÀ PERSONALE E COMUNITARIA

di fronte alla creazione e LA SOLIDARIETÀ. Dio ha affidato all’uomo il mondo che ha creato perché lo custodisse, ne avesse cura, perché possa essere la casa bella e sicura per tutti. Purtroppo gli uomini spesso trascurano, sciupano, sporcano, violentano la creazione con conseguenze devastanti. “Non è Dio che uccide, ma le opere dell’uomo” ha ricordato il Vescovo di Rieti durante il funerale delle vittime. Abbiamo questa tremenda responsabilità: custodire il mondo! E siamo chiamati tutti, privati e istituzioni , a investire energie, capacità, denaro….per rendere il mondo più bello, più abitabile, più sicuro. Se smettessimo di spendere per armi e strumenti di morte e ci mettessimo dalla parte della vita e di tutto ciò che aiuta la vita, piangeremmo meno vittime. Siamo chiamati anche ad essere SOLIDALI con le vittime del terremoto! Una solidarietà che ha dato tanti segnali positivi in questi primi giorni e che deve continuare per non dimenticare persone e paesi, una solidarietà che chiama in causa ciascuno di noi! Ognuno faccia o dia quello che può perché “Dio ama chi dona con gioia” e siamo chiamati a “portare i pesi gli uni degli altri”, i canali della solidarietà sono tanti! Siamo solidali anche con la preghiera perché non venga meno la fiducia e la speranza per il futuro. Con l’augurio di ogni bene per tutti!

Don Franco